di Matteo Salvatore, con SERGIO RUBINI (voce narrante), Musica dal vivo di Umberto Sangiovanni e Daunia Orchestra, regia Michele d’Errico, Umberto Sangiovanni pianoforte e composizioni, Gabriella Profeta voce, Adriano Mactovich basso. Produzione Mario De Vivo
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Un viaggio tra le parole e la musica del cantastorie pugliese, poeta degli “ultimi”, che con le sue ballate ha raccontato se stesso e la sua quotidianità: il bianco pudore dell’ignoranza, la capacità di non mollare mai e la forza di rinascere ogni giorno e mille volte ancora. La miseria nera e la fame che accompagnarono tanti, troppi anni della sua vita, saranno linee parallele ai suoi ricordi, come chimere raggiunte e ritrovate, sognate e malcelate. Versi che brillano di una bellezza sofferente, di una straziante realtà che spesso si mischia alla follia. I suoi passaggi vocali inaspettati, dai toni più gravi al falsetto lasciavano quel senso malinconico come se tutto fosse cantato con il sottile timore di dover raccontare una biografia dolorosa. Gli anni passati in carcere per l’uccisione della sua compagna Adriana nel 1973, non gli tolsero la voglia di ricominciare, di ritrovare la gente per mettere ancora in piazza la sua forza, il suo talento di cantastorie. Della sua vita ha saputo tralasciare moralismi e giudizi, ha speso i molti soldi che gli regalò il destino, ha voluto bene ai suoi pochi amici e cercato sempre il sorriso di una donna. Adesso la sua musica ha un posto sicuro dove potersi posare perché, come Matteo, lascerà ogni volta il rimpianto di non averne mai parlato abbastanza, di non averne mai suonato abbastanza.
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